giovedì, 18 gennaio 2007,13:03


Ti porterò con me sulla spiaggia
A guardare le stelle e la luna
E i delfini che saltano al buio.

Poi andremo a raccogliere fiori
E a portare carote ai conigli,
schiacceremo insetti e farfalle notturne.

Conteremo gli aerei ed i fuochi
E i fili di lana delle pecore al pascolo,
faremo formaggio di fossa e vino da bere domani.

Laveremo la macchina al nonno
Mangeremo la pasta di sale,
spezzeremo le dita  ai bambini e la coda ai piccoli gatti.

Taglieremo cravatte allo sposo
Imbratteremo di paglia e vernice
La sede centrale di Forza Italia.

 

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martedì, 16 gennaio 2007,11:00
...sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso...
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mercoledì, 15 novembre 2006,09:57
....finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende,e si arrende la pace

(da Khorakhanè,di Fabrizio De Andrè)

Esiste una definizione di guerra più bella? (nessuna lo è,ma d'altra parte anche i Romani dicevano "bellum quod res bella non sit" ).
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lunedì, 13 novembre 2006,17:06
Quando a settembre ormai cala

la nebbia grigia d’autunno

un’ecatombe attende

al varco gl’insetti estivi.

Zanzare,mosche e tafàni,

zecche,pulci e cavallette

grilli,cimici e cuccioli di Drosophila

Melanogaster,

lasciano questo mondo

silenti,

dimentiche del ronzio che liete

le accompagnò

nel felice esordio

sui bruni campi del globo.

mercoledì, 18 ottobre 2006,12:19
Figlio con quali occhi, con quali occhi ti devo vedere,
coi pantaloni consumati al sedere e queste scarpe nuove nuove.
Figlio senza domani, con questo sguardo di animale in fuga
e queste lacrime sul bagnasciuga che non ne vogliono sapere.
Figlio con un piede ancora in terra e l'altro già nel mare
e una giacchetta per coprirti e un berretto per salutare
e i soldi chiusi dentro la cintura che nessuno te li può strappare,
la gente oggi non ha più paura, nemmeno di rubare.
Ma mamma a me mi rubano la vita quando mi mettono a faticare,
per pochi dollari nelle caldaie, sotto al livello del mare.
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare,
in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare.
Figlio con quali occhi e quale pena dentro al cuore,
adesso che la nave se ne è andata e sta tornando il rimorchiatore.
Figlio senza catene, senza camicia, così come sei nato,
in questo Atlantico cattivo, figlio già dimenticato.
Figlio che avevi tutto e che non ti mancava niente
e andrai a confondere la tua faccia con la faccia dell'altra gente
e che ti sposerai probabilmente in un bordello americano
e avrai dei figli da una donna strana e che non parlano l'italiano.
Ma mamma io per dirti il vero, l'italiano non so cosa sia,
eppure se attraverso il mondo non conosco la geografia.
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare,

in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare.

(L'abbigliamento di un fuochista-F.De Gregori -Titanic,1982)

Questa canzone racconta di un fuochista italiano,uno dei tanti disperati che nel 1912 si imbarcarono sul Titanic pagandosi il viaggio con il proprio lavoro,viaggio che non finirono mai,vista la sorte del transatlantico più famoso del mondo,costruito per non affondare e inabissatosi,invece,portando con sè centinaia  e centinaia di vite umane,possibilmente le più umili,quelle che non avevano i soldi per pagarsi la cabina di lusso e il posto garantito nella scialuppa.
Mi sembra di vedere nel dialogo di questa madre e questo figlio,angosciati dal distacco,dalla prossima lontananza e dal buco nero del futuro,quello che forse oggi si dicono i tanti clandestini che salgono sui gommoni e sulle carrette da mare,alla ricerca di chissà cosa,sapendo bene che qualunque posto sarà meglio di quello da cui provengono,ma anche peggio,perchè lasceranno madri,padri,figli;parleranno una lingua che non è la loro;verranno accolti come quasi degli animali,e spesso allo stesso modo trattati.
Un pò come facevano in America o in Germania con noi italiani,con i nostri bis,tris-nonni,che giungevano negli States con poca roba stretta in un fazzoletto,venivano chiamati "spaghetti" e "macaroni" e nonostante questo si rimboccavano le maniche e lavoravano senza sosta,che hanno contribuito a fare grande quel Paese che all'inizio li disprezzava (e in qualche caso li disprezza ancora).
E non sto parlando solo di Fiorello La Guardia,o Joe Petrosino,o Sacco e  Vanzetti,o di tutti quelli famosi,ma un pò di tutti quegli italiani che hanno raggiunto posizioni di riguardo,o non le hanno raggiunte ma hanno messo un piccolo mattone per costruire la nazione che li aveva sì maltrattati,isolati,derisi,ma pur sempre ospitati,e per la quale nutrivano/nutrono riconoscenza nonostante l'ostilità manifesta.
Poi ci sono sempre i John Gotti e i Carlo Gambino,gli Angelo Bruno e i Paul Castellano,ma questa è (purtroppo ) un'altra storia.
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