giovedì, 17 maggio 2007,18:59
Io,circa 7 anni e mio fratello,quasi 9,andiamo a prendere un gelato al bar con papà,una domenica,tardo pomeriggio.
Ci sediamo al tavolino e io,per spezzare l'attesa racconto la seguente barzelletta,letta da un libro che avevano portato a scuola due gemelle mie compagne di classe:
Una signora sale sull'autobus con 7 bambini e dopo aver fatto sedere i piccoli,rimane in piedi.Allora chiede a uno dei suoi figli di andare dal signore lì vicino e dirgli che,se chiudesse le gambe,ci sarebbe più spazio sull'autobus.Il bambino va,parla col signore,poi torna dalla mamma e le riferisce la risposta:"Mamma,il signore dice che se anche tu avessi chiuso le gambe ci sarebbe più spazio sull'autobus!"
A me era piaciuta,quando l'avevo letta,ma nè mio padre nè mio fratello stanno ridendo.
La faccia di mio fratello è più o meno così .
Quella di mio padre invece è questa .
Papà
:Mmmm...ma chi te l'ha raccontata?
Io:L'ho letta a scuola!Ti piace?
Papà:Ehm...sì però..veramen...è un pò da...persone grandi...
Io:Perchè?
Papà:Ehhhhh...un giorno te lo spiegherò!
Io:Va bene...
Tra me e me penso "povero papà deve essere molto stanco per non averla capita...eppure è così facile...la signora sta con le gambe aperte sull'autobus allora quello le dice di chiuderle così c'è più spazio..."

Però per tanto tempo ho avuto un tarlo nella mente,quella barzelletta,chissà perchè papà pensava che fosse per adulti.Certo a ripensarci dopo tanti anni non faceva nemmeno ridere,questo lo ammetto,ma che avesse dei risvolti erot...
Ebbene,signori e signore,DOPO 15 ANNI CI SONO ARRIVATA ANCHE IO.
venerdì, 20 aprile 2007,16:03
                                           

In questi giorni sta calando il sipario sul partito storico della sinistra italiana,per fare spazio a un nuovo soggetto politico che entusiasma alcuni e lascia altri un pò perplessi.
Nel 1985 si chiamava ancora PCI,poi nel 1991 la svolta,con la nascita del PDS e infine i DS che avevavo eliminato dal simbolo l'ultimo riferimento ai comunisti,una piccola falce e un martello sotto la quercia.
Tecnicamente,non sono affari miei,nel senso che non ho la tessera,non l'ho mai avuta e visto come vanno le cose,mai l'avrò.
Però...
sono nata in una casa dove nel salotto era appesa,incorniciata,la pagina dell'Unità dedicata ai funerali di Enrico Berlinguer

Ho girato l'Italia con i miei,e specialmente l'Emilia,per essere presente a tutte le feste de l'Unità nazionali ,mangiando pappardelle al cinghiale e fiorentine nei ristoranti improvvisati sotto i tendoni.
Ruzzolavo un giorno sì e l'altro pure dalle scale della sezione locale,ripide e buie,e tornavo a casa costantemente col bernoccolo.
Bevevo le gassose che vendevano in sezione a 500 lire,non mi ricordo come si chiamassero ma erano piccole bottigliette di vetro e bastava un sorso a perforare il peritoneo.
Giocavo con i figli dei "compagni" di mio padre,che avevano più o meno tutti la mia stessa età e che ora conosco ancora,ma non sono più amici.
Provo una strana sensazione nel vedere quest'era politica che finisce,nel veder morire qualcosa che,egoisticamente,collego alla mia infanzia ma che,per chi ha qualche anno più di me,ha rappresentato ben altro che feste dell'Unità e pagine di giornale.
Muore il partito più longevo della storia d'Italia,quello che prendeva il 30% senza sfondi azzurri con le nuvole e senza gente di plastica,quello di una classe dirigente veramente impegnata per passione,quello dell'unico presidente della Camera donna,quello della politica fatta da politici non da mestieranti.
Sembra di leggere le memorie di un vecchio tesserato nato prima del Congresso di Livorno,invece sono solo quelle di una che avrebbe voluto nascere prima del Congresso di Livorno,per poter vedere con i propri occhi la storia di questo importantissimo pezzo di politica italiana,i momenti di gloria,i cambiamenti,le sconfitte e,magari,un epilogo diverso.
(se non si fosse capito,io sto con Mussi)
giovedì, 12 aprile 2007,12:56

                                                
        
Le sigle dei cartoni animati hanno sempre qualcosa di criptico,che non si capisce se derivi da una scelta del tutto casuale di parole da applicare alla musica o dalla necessità di diffondere precisi messaggi in codice (un pò come la storia dei Puffi che rappresenterebbero la massoneria e/o il comunismo o la Sirenetta che conterrebbe numerose allusioni sessuali a livello subliminale-io le so tutte,ma non ve le dirò!).
Ad esempio:perchè mai Mirko e Licia "sono affezionati ed innamorati" però "pensan sempre a TE?".
TE chi?Il telespettatore,forse,ma nemmeno lo conoscono quindi perchè dovrebbero pensare a lui?Ad Andrea non credo,prima di tutto perchè secondo me non lo odio solo io ma anche il fratello,Licia,tutti i BeeHive e anche il gatto Giuliano (l'unico personaggio,pealtro,in tutto il cartone,dotato di un Q.I nella media).Secondo perchè sarebbe molto maleducato rivolgersi nella sigla a una persona della famiglia,telefonatevi se volete dirvi le cose.Resta viva l'ipotesi che quelli affezionati ed innamorati non siano Mirko e Licia ma Mirko e Satomi nei confronti di Licia,ma allora nella prima parte della sigla i protagonisti sono Mirko e suo fratellino.E si dice: "certo il loro cuore palpita d'amore amore sì per te".Quindi anche il bambino è innamorato di Licia.Ma quando mai?Dite ciò che vi pare,ma quella sigla non ha senso.
Oppure:"Holly si allena tirando i rigori,Benji si allena parando i rigori sembran partite gli allenamenti tanta è la classe dei due contendenti".
Io posso capire tutto,ma se Holly tira un rigore e Benji glielo para,Holly è uno scarsissimo rigorista,altro che campione.Poi,saprà rimanere sospeso in aria per mezz'ora,saprà trasformare la palla da rotonda a ovale,saprà smarcarsi da chiunque,ma non sa tirare i rigori.
E il fatto che Benji glieli pari è assodato,viene detto chiaramente,io direi che è pure detto che in realtà Holly non segna,altrimenti invece di "tirando" avrebbe detto "segnando".
L'altro caso è quello di Alvin che ha un maglione color peperone.Ma i peperoni,come la natura ci insegna,sono verdi,gialli e rossi.Ora noi lo sappiamo che il maglione di Alvin è rosso ma è appunto rosso,non "color peperone",che è un colore inesistente.Eppoi:"vinci proprio tutti gli scudetti",Quali scudetti?Ma Alvin and The Chipmunks giocavano pure a calcio o si limitavano a cantare improbabili canzonette da quattro soldi spacciat per rock?Io già faccio fatica a credere che "vanno sempre a ruba i tuoi biglietti",ma la storia degli scudetti mi sembra francamente un'enorme balla.
Se poi,infine,vogliamo andare sul nonsense puro,c'è sempre Bia a disposizione con il suo "Biea,Biee,Biebababiebibieobabebibò,Bieububabebibobu".Non so nemmeno se l'ho trascritto bene e onestamente non so neppure se esista un modo di trascrivere bene quei versi.


lunedì, 26 marzo 2007,12:09
Non parlo solo di attrezzi prettamente scolastici ma a cose che non mancavano in nessuna casa di bambini,pre-adolescenti e adolescenti della fine del secolo scorso.Chi non aveva in casa almeno UNA di queste cose non è un vero figlio degli anni ’90.
-temperamatite estroso,a forma di Pinocchio,di stella,di cuore,di libro,di gatto,di Topolino,di carota…di qualsiasi cosa insomma.
La caratteristica comune a tutti questi temperamatite era che non temperavano nemmeno se facevi la richiesta ufficiale in carta bollata.
Anzi ogni matita ti implorava per non entrare in quell’antro malefico,perché la lama di quei temperini MANGIAVA A MORSI qualsiasi punta.
-gomma a disco che penso non abbia mai cancellato qualcosa in vita sua come anche il gommino della penna cancellabile,vera e propria sòla del millennio per chi come me ha il tratto A INCISIONE (detto anche “a carta copiativa”) del quale rimangono i segni anche sotto una colata di asfalto.
-pennona multicolor,quella penna antiergonomica per eccellenza,4/5 cm di diametro,impossibile da impugnare,che però possedvano tutti gli infanti più felici,e che dava la possibilità di scrivere in diversi colori (profumati,fra l’altro) tra cui giallo invisibile e verde squallore.Non so a voi,ma a me durava sempre al massimo un mese.O si spaccava sulla punta (a causa dei ripetuti tentativi di scrivere in più colori contemporaneamente,facendo uscire più pennini tutti insieme) o andava a puttane il meccanismo a molle.
-salvabuchi,utili per riparare i guasti nei buchi dei fogli per quaderni ad anelli.Io avevo la maledizione del quaderno ad anelli,mi piaceva tanto,soprattutto perché potevo usare i fogli colorati e fare la trasgressiva scrivendo i temi su sfondo arancione.Però data la mia sciatteria almeno 3 buchi su quattro si aprivano come quarti di bue e facevano penzolare i fogli di fuori.Però non è che avessi sempre tutta questa voglia di rimediare ai danni,per ciò per lo più lasciavo le cose com’erano,del resto il destino aveva voluto così.Da qualche parte,in casa,dovrò pur avere qualche scatolina intonsa di salvabuchi!
-supertele o supersantos,il primo bruttacopia di un pallone da calcio l’altro di uno da basket.Il luogo ideale per giocarci era una campana di vetro senza aria,perché al minimo soffio di vento c’era inevitabilmente una variazione di traiettoria contraria alle leggi della fisica (che peraltro non conosco,quindi non se nemmeno se sia vero).Costava dalle due alle quattromila lire,dipendeva sempre da quanto ladro fosse il negoziante e dall’anno di acquisto.Però bisognava comprarne almeno uno alla settimana,non meno.Anche se io e mio fratello,per affetto,li tenevamo e li usavamo anche quando erano inservibili.Ne ricordo uno che finì in terrazza e,quando lo ritrovammo dopo mesi,si era ridotto alle dimensioni di una palla da tennis.E ne ricordo anche un altro sgonfio,malleabile ma non molle (se te lo prendevi in faccia,erano 10 punti di sutura minimo),ovviamente non rimbalzante,che mia madre chiamava il “pappafico” (dicesi pappafico di persona moscia e debole).In realtà noi al pappafico abbiamo voluto sempre un gran bene,lo usavamo in casa per tirare i rigori contro l’armadio e lo consiglio perché si può parare facilmente dopo avergli fatto assumere la forma di un disco da frisbee.Lo sconsiglio agli armadi,perché dal rumore che faceva nell’impatto,non penso che il nostro ne fosse molto contento.
-mano di gomma che sarebbe poi quella robaccia gommosa che si trovava generalmente nelle patatine e aveva un braccio lunghissimo che si lanciava tipo lazo e poi la manina rimaneva attaccata alla superficie desiderata,lasciando l’inconfondibile segno del passaggio sul muro e sui vetri.L’inconveniente principale era che il materiale di cui era fatta la manina era appiccicosissimo e dopo un solo giorno di utilizzo si ricopriva di una spessa coltre di polvere o ogni genere di detrito incontrasse per la sua via.Ergo era da buttare.
lunedì, 19 marzo 2007,10:56
sabato, 17 marzo 2007,21:04
Era uno dei miei giornalini preferiti.
Una volta comprai perfino una megaraccolta che ho riletto all'infinito e ogni volta come se fosse la prima.
Mi manca.

                                 

Solo io me la ricordo,Pucci?-scritto P O O C H I E,va bene,ma nel mio cuore è sempre stata Pucci.
venerdì, 02 febbraio 2007,18:34
1 1 Into the groove Madonna
2 2 L'estate sta finendo Righeira
3 3 19 Paul Hardcastle
4 4 Girl's got a brand new toy T.X.T.
5 6 Duel Propaganda
6 5 A view to a kill Duran Duran
7 9 Tarzan boy Baltimora
8 8 L'ultima poesia Marcella & Gianni Bella
9 19 Money's too tight Simply Red
10 7 Movies On Air
11 28 Dancing in the street David Bowie & Mick Jagger
12 10 Samurai Michael Cretu
13 17 Live is life Opus
14 11 Slave to love Bryan Ferry
15 13 Acqua Loredana Bertè
16 14 Don't you (Forget about me) Simple Minds
17 16 We are the world USA for Africa
18 18 Midnight radio (I love my radio) Taffy
19 20 Together Amii Stewart & Mike Francis
20 12 Mi piacerebbe andare al mare Toto Cutugno
(fonte:www.hitparadeitalia.it/index.html )

Quella qui sopra è la top twenty dei singoli venduti in Italia il 7 settembre 1895.Dopo poche ore sono nata io.
A parte We are the world,,che ne conoscessi UNA,di queste hits!
Mi preoccupa molto la presenza in classifica di TOTO CUTUGNO...per fortuna che almeno era ultimo.

giovedì, 18 gennaio 2007,12:01
Chi di noi,quando andava a scuola,NON SOGNAVA DI USCIRNE PRIMA POSSIBILE?
Chi di noi non sogna oggi di poter tornare al liceo e vivere gli anni di spensieratezza magari con la consapevolezza che,rispetto a quello che viene dopo,la scuola è
oro?
Nel bel mezzo di questa riflessione,nata da una divagazione nei commenti del Daveblog e che ha come oggetto la banalità delle dediche sui diari scolastici,sono andata a riprendere il mio.Uno dei miei,perchè quelli del liceo li conservo tutti quanti,e ho beccato quello dell'anno 2002/2003 (secondo liceo classico,quarto anno di superiori,quindi).
Vi ho trovato:
-il calendario iniziale infarcito di numerini (per la precisione calcolavo quanti giorni mancassero alla fine della scuola, quante ore ancora con il nauseante prof.Monti-un giorno ve ne parlerò,e saranno gioie per tutti,soprattutto per quei miei ex compagni che mi leggono!-,quanto tempo mancasse alla settimana bianca e quanto ai 18 anni miei e dei miei amici)
-le pagine scritte da me e da una mia amica durante le ore di lezione nelle quali si ribadisce immancabilmente il sonno che coglie entrambe (più che sonno,ricordo bene che si viveva in una sorta di dimensione parallela,il corpo sbarellato sui banchi e la testa ovunque tranne che in classe)
-i compiti scritti in inglese (della serie:Dante's:summary Canto V and VI   Art:from page 65 to page 80)
-un elenco di finti compagni di classe oltre a quelli veri (li aggiungemmo anche a matita sul registro),tra i quali figurano:Mariabudoia Bramante,Antonborgia Gonzaga,Battista Sforza
-un tristissimo sonetto scespiriano "No longer mourn for me when I am dead"
-i compleanni ricordati dai titolari degli stessi e puntualmente denominati "comply"
-il disegno di un porcellino di san Vito (non so come si chiamano altrove quei mostri verdi o marroncini che svolazzano ronzanti vicino alle luci,procurandomi un terrore inspiegabile,per capirci,quelli che se per caso li schiacci appestano la casa)e quello di un coltello insanguinato sotto un getto di doccia (ho la fissa per Psycho,ce l'avevo e ce l'avrò sempre)
-prove varie (perfettamente riuscite) di imitazione della firma di mia madre.

martedì, 19 dicembre 2006,21:15
Adesso voglio vedere chi ha il coraggio di ammettere che NON ODIAVA quell'essere insopportabile  di DODO'

                 
                                                                                  
domenica, 17 dicembre 2006,11:46

Adesso farò un immane sforzo di memoria,ma vale la pena di ricordare le storpiature che facevo da bambina delle canzoni straniere prima di conoscere l’inglese oppure prima di pensare che,se non conosco la lingua,è meglio che mi stia zitta invece di inventare parole a casaccio (cosa che io odio profondamente,non so se vi sia mai capitato di assistere a spettacoli pietosi di pubblico di trasmissioni televisive che,ospite un qualche cantante XY finge di conoscere le canzoni di questo e canta insieme a lui tirando fuori dalla bocca suoni improbabili.Non dico cosa ci ficcherei in quella cavità orale,pur di farla tacere per sempre).
Lo spunto me lo ha offerto un post di Unachelasalunga dedicato alla Macarena(leballedelledonne.splinder.com/post/10250366/Ora+vi+sfido...):nei commenti il discorso è poi scivolato sulla
Lambada e Una ha offerto un’ottima versione del sensualissimo ballo brasiliano (?) che andava di moda nei primissimi anni novanta,se non proprio alla fine degli Ottanta (quel che è certo è che lo ballavo all’asilo,che io ho terminato nel 1991).
Anche io avevo la mia versione:

aua niu dimenscion pesciorida pesciorààààààà
(in realtà leggo in rete che ci sono controversie in merito al testo di questa canzone,quindi nulla esclude che una di noi due potrebbe aver ragione)
Quando volevamo fare gli splendidi,cantavamo “tanti auguri a te” in inglese.Pessima scelta editoriale almeno da parte mia,che in luogo di “
happy birthday to you” mi esprimevo impudicamente con un imbarazzante “eppipoldi tu iù” (rifacendomi probabilmente a Poldo,l’amico mangiapanini di Braccio di Ferro).
Alcuni fenomeni di mis-comprensione hanno avuto ampia diffusione:parlando con molte persone ho riscontrato che anche per loro i tre piccoli figli di Papà Castoro si chiamano "Calì,Grignot (e questo nome è rimasto per sempre sconosciuto ai più)e Besciamelle" (che invece era Benjamin).
Sulla sigla di Fiocchi di cotone per Jeanie avevo problemi solo io,credo,e ci ho messo anni e anni a capire che non diceva "fiocchi di cotone,avesse in pieno strada del pensiero che..."ma "fiocchi di cotone,ghiaia del sentiero,strada del pensiero che..."

Oppure quando Cristina D'Avena cantava "che tipetto D'Artagnan" per me era inequivocabilmente "che difetto, D'Artagnan"

Ero già grandicella quando venne fuori Lemon Tree,ma a mia discolpa c’è il fatto che alle elementari avevo fatto solo francese.Lemon Tree è un successo dell’estate a cavallo tra la mia quinta elementare e la mia prima media.Quindi,sono giustificata se ho fatto diventare “I wonder how,I wonder why yesterday you told me about the blue blue sky and all that I can see is just a yellow lemon tree” :
auone au auone suà yessedei cioni ba de blublu scà enoollderà chen sì is a yellow lemon tree.
Purtroppo ho dei problemi a ricordare,perché,oggi conoscendo i testi esatti mi vengono spontanei quelli e faccio fatica a ricostruire gli scempi.
Perciò,ad esempio,posso ricordare benissimo che
Jingle Bells diventava Jingonbell ,ma ho rimosso completamente i particolari.
In compenso sono ancora vividi quelli di una disputa,ancora irrisolta,nata con mio fratello in merito alle parole della
canzone della Kimbo,quando la Kimbo era sponsorizzata da Pippo Baudo e c’erano delle ballerine che servivano il caffè agitando il culo a ritmo di musica.
Sull’inizio: Kimbo patesmonia siamo d’accordo entrambi.Ma poi lui interviene con lu gustu d’u cafè e io con tu me dà un cafè.
Ogni tanto discutiamo ancora di questa cosa,ma non troviamo un accordo.
Stesso dicasi per la vecchia
pubblicità della Matiz
con un verso probabilmente tratto da qualche famosa opera,ma sconosciuto a me e a un mio amico con il quale ciò che forse è un semplice “à Paris”,è diventato,nelle nostre elucubrazioni: Sapparì!” “Guapparia!” “Uè,Marì! e persino Zoccola vecchia” .

mercoledì, 13 dicembre 2006,15:56


TgCom è veramente sul pezzo,sempre e tempestivamente.
Dopo 10 anni e passa che Toti e Tata non fanno più coppia,la testata multimediale di Mediaset si accorge SOLO OGGI dell'esistenza degli Oesais.
Grottesco.
lunedì, 27 novembre 2006,15:40

Ho già parlato dei giochi high (o low?)-tech della mia generazione,precisando che si trattava solamente di una misera percentuale sul totale della mia attività ludica.
Infatti,la maggior parte di essa si realizzava senza supporti elettronici,ma col semplice aiuto del cervello (che un tempo possedevo anch’io nel pieno delle facoltà) e di giocattoli dalle pretese molto più modeste di quelli moderni.
Essenzialmente,i miei giochi si configuravano in tre diverse tipologie:


-giochi da femmina, sto necessariamente parlando delle varie bambole e bambolotti,che non hanno nulla a che vedere con quelle schifezze oggi sul mercato come le Bratz e le Winx.
Noi avevamo la Barbie,eventualmente corredata da amiche,sorelle (Skipper),fidanzato (Ken,per il quale la Mattel non si sforzò nemmeno di fare i capelli lasciandogli sul cranio una specie di castagna plastificata a fungere da acconciatura) e sempre impegnata in diversissime attività,per la serie:la costanza non abita più qui.
C’era Barbie Studentessa,Barbie Cavallerizza (snodabile),Barbie Magia di Natale,Barbie Ballerina,credo che mancassero solo Barbie Battona e Barbie Lustrascarpe.
Dopo un po’ sorse dal nulla una certa Tania,che diventò famosa ben presto nella versione MissItalia (alzi la mano chi non ricorda il tormentone Tania Miss Italia),ma contro la Barbie nulla potè,ammettiamolo.
Oltre queste bambole create per soddisfare la vanità femminile in erba e per crescere delle piccole smorfiose,c’erano i bambolotti per aspiranti mammine.
I più in voga erano certamente Cicciobello,il piccolo mostro che frignava a quattro ganasce appena gli toglievi il ciuccio e Sbrodolina,quella che,per l’appunto (nomen omen) si sbrodolava sulla bavetta.
Dopo anni mi chiedo che senso avessero queste cose,dico io,uno si prende un bebè finto perché quello vero non si sopporta,e questo crea addirittura più problemi,dal momento che non cresce mai e rimane a sbrodolarsi e ad arrossarsi il culo per tutta la vita.
Io avevo anche una bambola che incarnava il mio peggiore incubo attuale,e cioè il bambino pappagallo,quello che ripete tutto ciò che dici.
La mia bambola era nera e si chiamava Ripetella,dentro aveva,al posto della cassa toracica,un registratore e se mentre parlavi le spingevi la pancia,lei dopo poco ti faceva il verso.
Ovviamente,tutte queste pupattole necessitavano di un corredo che veniva a costare quanto un mutuo:casa e vestiti di Barbie,passeggino,culla,abitini erano l’ossessione  di tutte le bambine e la rovina economica di tutti i genitori (poi uno dice “auguri e figli maschi”:le femmine costano!!!).
Non so se qualcuno ricorda ancora Polly Pocket,un esserino minuscolo che viveva in case (con chiusura a conchiglia) grandi quanto un palmo di mano ma pluriaccessoriatissime (questa qui,tra l’altro,possedeva una serie infinita di immobili,tra ville,appartamenti,ristoranti,negozi e  centri benessere) o ancora meglio,le Cherry Merry Muffin,una specie di piccole fornaie che preparavano appunto i muffins.
Per atteggiarci a donne vissute,poi,avremo un po’ tutte comperato almeno un cofanetto di Divina (trucchi per piccole tro…ehm…donne) e fatto finta di preparare piatti deliziosi con la Nouvelle Couisine.
Il gelato della macchina del gelato,invece era vero,ma non ne ho mai fatto uno e ho scoperto recentemente che mia nonna ha utilizzato il blocco congelatore come vaso per delle piante finte.

      

-giochi sociali,cioè quelli che si facevano in gruppo,e che a loro volta si distinguono in “da tavola” e “atletici”.
Tra quelli da tavola,mi preme ricordare il mitico Indovina chi?, a cui si giocava indefessamente anche se si conoscevano a memoria tutti i personaggi e non c’era nemmeno bisogno del tabellone per dirne i nomi,poi Forza 4, se non erro una specie di tris con le fiches colorate,l’immortale Monopoli, che ogni tanto VA riesumato per dovere morale.
Tra quelli “atletici”,oltre al classico nascondino,con tanto di clausola vessatoria quale era la possibilità di fare “campo salvatutti”, i vari strega comandacolori e lupo mangiafrutta,passando per 4,5 schiaccia (vabbè,quello lo faccio ancora oggi al mare)e guerra campo e campo,del quale,lo ammetto non senza una certa vergogna,non ho mai capito né la ratio né le regole.Sarà per quello che perdevo sistematicamente
.

                                          

-giochi familiari,tutti partoriti dalla fervida fantasia di mio fratello e che rasentano in certi casi il genio surreale.
I più semplici concettualmente sono gli scimmioni e botte o solletico,il primo consistente in salti sul letto corredati dal grido “gli scimmioni,gli scimmioni eh,eh!” e il secondo nella possibilità della sottoscritta di subire,a mia discrezione,uno dei due trattamenti:in pratica,o mi beccavo sonore legnate oppure il solletico assassino,e confesso di aver preferito spesso le mazzate per il semplice fatto che erano ben più sopportabili del solletico sadico di mio fratello.
Salendo in difficoltà,incontriamo Riatte Matolite,che era in poche parole rotolarsi sul pavimento cantando l’omonima canzone.
Nessuno si preoccupi se non l’ha mai sentita nominare,perché questa canzone,nonostante abbia la musica firmata da padre Alfonso de’ Liguori (Tu scendi dalle stelle) si fregia di un testo,di altissimo livello,elaborato da fratemo: “Riatte Matolite,Zurutte va al mercat (ndr:proprio così,mercat senza la o finale)/o caro zio Pasquale/che va all’ospedale/a comprare le cose belle/che si chiamano mozzarelle”.
Infine,il culmine del nonsense al confine con la genialità assoluta,fu raggiunto con Rosamunda, cioè lanciandoci dalla spalliera del divano (rischiando di romperci l’osso del collo) dopo aver abbracciato il quadro di Rosa Luxemburg urlando “Rosamuuuuuuuuuuundaaaaaaa!” e nel corridoio mamma non c’è,cioè gridando nel corridoio della casa dove abbiamo abitato fino al 1992 “nel corridoio?mamma non c’è!” per ridere dell’eco che questa insensata frase produceva,causando scompensi psico-nervosi a nostra madre,che si chiedeva cosa mai trovassimo di divertente nell’assordare il vicinato ripetendo quella sorta di mantra demenziale.
Nel sottoinsieme dei giochi familiari ci sono quelli “da viaggio”,come Amaro Montenegro e muscoli di nonna:l’uno mera imitazione della pubblicità del famoso amaro,con tanto di alzata in piedi e abbraccio nel sedile posteriore dell’auto e l’altro scuotimento della pelle pendula del braccio di nostra nonna che,se veniva con noi in macchina,si frapponeva tra me e il mio adorato fratellino per non farci litigare e subiva puntualmente questo tormento infinito.

                                             


Se mio fratello sapesse che ho sputtanato la sua inventiva sul web non esiterebbe a rincorrermi con una clava,ma grazieaddio,non lo saprà MAI .

 

mercoledì, 22 novembre 2006,17:37

I bimbi di oggi conoscono il computer meglio di un ingegnere informatico e girano per strada grondanti di tecnologia ( noi avevamo le caramelle,nelle tasche,questi hanno cellulare,i-pod,palmare,microchips e detonatori per bombe a idrogeno).
Ma non invidio questi piccini hi-tech,perché,tutto sommato,quanto a divertimento,ce la passavamo di gran lunga meglio noi .

Uno degli status symbol degli anni ’90 era il mitico Game Boy,


considerato una meraviglia della scienza,con i giochi contenuti in cartucce plasticose che,allora,ci sembravano taaaaaaanto avanti.

La definizione dello schermo,la musichetta metallica,l’esiguo numero di tasti ne fanno una forma protozoica di quanto c’è oggi sul mercato,ma quanti pollici sono andati in disuso per colpa del Game Boy?Altro che tendinite da sms…

La portabilità di quel videogioco ne faceva certamente un regalo ambitissimo dai figli degli ’80,ma anche la consolle da tavolo aveva la sua fortuna.

Mio fratello era in possesso del Sega Master System, autentico goiello che credo di conservare ancora a casa in qualche scatola sapientemente occultata da mamma.

Chi ne aveva una,non poteva non avere anche il gioco più spassoso del secolo,ovverossia Alex Kidd.


Questo Alex era un tappetto sproporzionato,senza collo,con braccini e gambine cortissime,ma un caschetto biondo cenere che lo rendeva particolarmente affascinante.

Non ho mai ben capito quale fosse la mission del ragazzino,anche perché io e mio fratello perdevamo sempre tutte e tre le vite disponibili per il solo gusto di vederlo morire:il modo in cui tirava le cuoia,infatti,era qualcosa di meraviglioso,in pratica il corpo rimaneva dov’era,e da esso veniva fuori un piccolo Alex trasparente dotato di ali,che saliva al cielo accompagnato da un suono che ci faceva sganasciare puntualmente.

Tra le chicche mi ricordo l’avventura in mare,con il protagonista che doveva evitare i tentacoli di alcuni polpi giganti,la morra cinese,e la mossa standard con la quale lui faceva un po’ di tutto:IL PUGNO.

Oggi i ragazzini usano Messenger anche per comunicare da una stanza all’altra e a loro sembra la normalità (è ovvio,sono nati via e-mail!),noi ci servivamo dei Walkie-Talkie.

Completamente inutili,usati per lo più per dirci parolacce senza farci sentire dai genitori o per sbeffeggiare di nascosto gli ospiti presenti in casa,fecero l’ingresso a casa mia,mi pare,un Natale di tanti anni fa.

Inutile dire che lo stupore si dipinse sui nostri volti quando ci rendemmo conto che con quelle cose che sembravano telefoni potevamo parlare a distanza,e per giunta,senza filo!

Al posto del lettore mp3,i più tecnologizzati di noi possedevano un fantastico uomochecammina (così lo chiamavamo,che piccoli beoti!) a cassette.

Le musicassette…che nostalgia!C’era il lato A e il lato B,quando finiva uno dei lati scattava il tasto “play” del walkman e bisognava girare.Se volevi riascoltare la stessa canzone,dovevi premere il tasto RW,e ovviamente non beccavi mai la canzone dall’inizio,semmai da metà,o dalla fine della canzone precedente.
Le cassette si estinguevano per usura,ma a volte cedevano di schianto,mentre ascoltavi sentivi un piccolo botto,poi la voce del cantante improvvisamente velocizzata e in falsetto,
quindi aprivi e con orrore guardavi il groviglio di fili che si era creato nel mangianastri .
In alcuni casi si poteva anche intervenire,girando con la penna o con il dito le rotelline per riavvolgere il nastro,ma il più delle volte si poteva solo constatare la morte del paziente.
Insieme a queste cose utilissime allo sviluppo psico-socio-motorio del bambino/adolescente dell’ultimo decennio del secolo,fiorirono una serie di inutili orpelli fastidiosi che,come ogni inutile orpello fastidioso,divennero di moda e,chi non ce li aveva,era completamente tagliato fuori.

A due cose in particolare mi riferisco:il Tamagotchi e il My Magic Diary.


Il primo era un orrido pulcino elettronico che tu decidevi di adottare,ma da quel punto in poi erano cazzi tuoi,perché dovevi occupartene 24 ore su 24,dandogli da mangiare,lavandolo,pulendo la sua produzione intestinale,facendolo giocare (che poi,riflettendoci a posteriori,da quando in qua i pulcini si fanno la doccia?).
Finchè durò il boom,i pennuti ebbero una vita godereccia,ma ci fu una morìa più o meno nello stesso periodo,quando un po’ tutti rinsavirono e si stancarono di nutrire un parassita e spazzarne via quotidianamente le deiezioni.
Io stessa ne ebbi uno,che mi presi a carico dopo che mio fratello lo abbndonò,ma il passaggio nelle mie mani non migliorò le sue condizioni,in quanto ebbe a morire in pochi giorni tra atroci sofferenze.


La seconda era invece un’agenda elettronica,perché si sa,chi a 12 anni non è pieno di appuntamenti fin sulle orecchie e allora deve scriverseli e mettere la sveglia per ricordarsene?A parte la funzione di agenda,quest’antenato del palmare aveva altre minchiatine come funzioni,tipo oroscopo (!),affinità di coppia (!),banale calcolatrice.
Mi pare che si potessero anche mandare brevi messaggi (ai possessori dello stesso modello) con un sitema a raggi infrarossi.

Essì,a noi il bluetooth ci faceva un baffo!

 

 

 

mercoledì, 15 novembre 2006,16:56

Non so perché ma ultimamente,sarà che attraverso un periodo in cui coltivo la nostalgia come le rose in giardino,mi sono venute in mente le canzoni colonna sonora della mia infanzia-preadolescenza,in pratica le hit degli anni ’90.

Partiamo da quelle che oggi non ascolterei neanche con i Carabinieri a cavallo,ma che all’epoca consideravo il massimo del panorama musicale italico (però io almeno ero una bambina,mi ricordo i sedicenni che le ascoltavano con la mia stessa passione,e questo è ben più grave).

Altro che De Andrè,Battiato o De Gregori,qui parliamo di altissimi livelli:gli 883.

Come dimenticare Sei un mito,l’inno alla filosofia “una botta e via”?.Lui che ripete per l’intera canzone a lei che è un mito,per poi specificare alla fine che non la ama,che non la sposerebbe mai,che non le promette niente e che vuole farsela per una sola sera. Ma il particolare scolpito nella mia mente è il fantastico incipit: “tappetini nuovi,arbre magique,deodorante appena preso che fa molto chic”.Sfido chiunque a dimenticarselo.

E chi non si è mai chiesto perché Spiderman (Hanno ucciso l’uomo ragno) avrebbe dovuto fare qualche sgarro a qualche industria di caffè?

Un po’ più in là nel tempo è arrivata La regola dell’amico,la solita storia di maschi mollaccioni che fanno finta di essere amici di una strafiga con l’unico obiettivo di portarsela a letto,ma lei non ci sta e il Vate-io narrante della canzone scuote la testa perché questi “non riescono a capire che la regola dell’amico non sbaglia mai,se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente,mai non vorrai rovinare un così bel rapporto”.

Nel 1993 vinse Sanremo la Pausini con La solitudine,
e noi,in classe, cantavamo sospirando di dolore che Marco se n’era andato e non sarebbe mai più tornato.Ma perché ci intristivamo così a soli 7 anni?Che poi a ben pensarci,ma cosa significa che  “il treno delle 7.30 senza te è un cuore di metallo senza l’anima”.Perché prima che quello lì si trasferisse ce l’aveva un’anima?Me lo immagino,il pendolino  sensibile...

A proposito di Marco,una mia amica nonché pro-cugina allora adorava Masini,e mi ricordo bene che ce ne andavamo d’estate sugli scogli,con il walkman,una cuffia per ciascuno,ad ascoltare assorte Principessa,dove c’era un padre-padrone e il fidanzato di lei che voleva portarsela via,Frankestein,la storia del ragazzino preso in giro da tutti per l’aspetto fisico,ma soprattutto Il morbo di Beautiful (chi è Ridge?il bello di Beautiful.chi è Brooke?la bella di Beautiful.e tu?e tu guardi Beautiful!) e Bella stronza,insieme a Vaffanculo vera canzone di rottura per noi bambini in fase di crescita,visto che conteneva parolacce e ci sembrava davvero innovativa.

Ma sorvolando a volo d’uccello sul resto della produzione musicale italiana dei primi anni ‘90(perché francamente ora come ora non mi viene in mente nient’altro),vorrei passare alle hit straniere.

A parte alcune canzoncine che ballavamo alle feste di compleanno (c’era una roba obbrobriosa che credo si chiamasse Saturday night ) le vere pietre miliari furono prodotte dalle Spice Girls,nella fattispecie parlo di Wannabe, che colloco all’incirca nel periodo della quinta elementare.


Non si capiva una sola parola,io personalmente avevo captato le seguenti parole: “iosìbiriuon,uacciu biri biri uon” (che dovrebbe essere più o meno “I’ll tell you what I want,what I really,really want”) e dai Backstreet Boys dei quali ricordo il verso storico “Backstreet’s back,all right!”

e la traduzione di Quit play a game with my heart (o titolo simile),ove c’erano i giovanotti della retrovia in un video che sembrava lo sfondo “viale” di Windows che cantavano senza capire nulla e attenti a non sbagliare pronuncia “non puoi lasciarmi così,non mi lasciare non va,oh no”.

Ma il vero tormentone fu per me una canzone che ancora oggi ogni tanto si sente in giro,è dei famosissimi Fool's Garden, e ho anche il CD “Dish of the day” perché lo comprò mio fratello .La canzone è Lemon Tree.

Ammetto che mi piace tuttora moltissimo e che so tutte le parole ancora a memoria.Non sono riuscita a capire cosa significhi esattamente “mi chiedo come,mi chiedo perché ieri mi hai parlato del cielo azzurro,ma tutto quello che riesco a vedere è solo un albero di limoni gialli”,ma ormai non mi interessa nemmeno.L’importante è il valore del ricordo.

...to be continued...