
Mentre cercavo in rete qualche perla di trash d’autore (e,ai fini di questa ricerca,inserire su Google il nome “gigi d’alessio” può portare a grandi soddisfazioni),così,tanto per ravvivare un sabato pomeriggio un po’ fiacco,mi sono imbattuta in qualcosa che non speravo di trovare.
Una vecchia canzone del re del neomelodico napoletano, “Sposa ragazzina” si chiama,il cui testo merita più visibilità di quanta ne ha effettivamente.
Pensi a lui l’uomo tuo e lieve ‘a povere…
bello lui tutto tuo…e sciacque ‘e fravule…
cucine e parle cu na bambola pecchè na bambola si tu
e cu nu fierro a tiempo ‘e musica te staje pe mettere a stirà…
chiacchiere stupide…erano chiacchiere…
pienzece! salvate! sei troppo piccola
ma ‘e fatto finta ‘e nun ce sentere e ‘o core ‘e fatto cumannà
e mo felice miette ‘a tavola quando ritorna a faticà…
Sposa ragazzina
biberon e pannuline
comme si bellella quando puorte ‘o carruzzino con lui…
dint’a borsa cu russetto nu pupazzo e nu bavetto…
Sposa ragazzina
mentre culli il tuo bambino pienze a chella sera
pienze addore ‘e chillu mare e po’
‘na cabina abbandunata, ire troppo ‘nnammurata tu…
…’a primma vota…
Sposa ragazzina
cu tua madre c’ammuina se sentette male
trenta gocce ‘e novalgina pecchè
eri la sua patatina ma t’avesse fritta a un’altra età…
Calze tue, maglie sue dint’a sti mobele…
giovani teneri ll’anne nun contano
…’e sentimente nun s’accattono
cu ll’esperienza o cu ll’età
nisciuno tene ‘o core elettrico
ca stacca ‘a spina e ‘o po’ fermà…
Sposa ragazzina…
La frase in grassetto l’ho sottolineata io,perché il paragone figlia-patatina e matrimonio-frittura credo sia un momento di altissima poesia che deve spiccare rispetto agli altri versi,pur degni di nota come “sposa ragazzina/biberon e pannuline” oppure “tua madre c’ammuina se sentette male/trenta gocce ‘e Novalgina”.
Ma,per la teoria dei vasi comunicanti,questa bellissima canzone mi ha riportato alla mente qualcosa che ormai da troppo tempo non vedo sugli schermi de “La vita in diretta” o “Festa italiana” (spin-off della trasmissione cucuzzara,creato ad hoc per tenere occupata Caterina Balivo,la cui presenza in Rai è tuttora sotto analisi degli esperti di paranormale).
Sto parlando del matrimonio napoletano.Ma,per fortuna,in passato ne ho visti abbastanza per poter delineare le caratteristiche tipiche di tale evento:
-la sposa è quasi sempre simile a una betoniera,di solito è incinta e ha diciott’anni.Il nome non conosce sfumature,o si chiama come nella più classica delle tradizioni Nunzia,o Imma,o Assunta oppure come nella più classica delle soap americane Deborah o Jessica. Qualcosa tipo Elisabetta o Cristina non è mai contemplata.Non mancano unghie decorate con la French manicure e trucco da tangenziale.L’acconciatura è invece di solito boccolosa in stile Shirley Temple, con capello biondo e ricrescita nera a vista.Non voglio parlare dell’abito,che tanto consiste sistematicamente in quintalate di tulle,pizzi e merletti posizionati a caso intorno alla corpulenta fanciulla,sì da evidenziarne,oltre che la leggiadria,la panza prominente e i rotoloni che scivolano fuori dal corpetto strettissimo.
-lo sposo spesso e volentieri si chiama Vincenzo,e si sviluppa in altezza e larghezza esattamente la metà della futura moglie.Si pettina sovente con i petardi,e comunque non esce di casa senza gel.
-i parenti degli sposi si addobbano come alberi di Natale,le mamme si danno alle trasparenze e agli spacchi,c’è chi osa il cappellino e chi opta per la permanente,fanno sfoggio accanto a sé di mariti succubi,che parlano poco anche perché magari non hanno i denti,visto che i soldi preventivati per la dentiera vengono tutti spesi per organizzare il matrimonio riparatore.
-l’uscita di casa della sposina è sicuramente più pomposa di quella di Maria Teresa d’ Austria quando fu proclamata imperatrice.Prima il servizio fotografico in pose plastica nella squallida cameretta da nubile,piena di pupazzi e poster di Gigi D’Alessio e Fabio Cannavaro.Poi la discesa della bisontessa per le scale cosparse di petali di rosa,il saluto tronfio a tutto il vicinato,la salita sul macchinone noleggiato per l’occasione.
-il pranzo nuziale,che è una vera e propria maratona con tanto di vincitore finale,chi resta vivo si porta a casa l’enorme giarrettiera della sposa. Le portate sono circa 1500,antipasti,primi,secondi di carne e secondi di pesce,frutta,dolci,caffè e ammazzacaffè.Tra una portata e l’altra non manca mai lo zio con la fisarmonica e il cantante in stile Nino D’Angelo dei tempi d’oro (‘nu ginz e ‘na maglietta) che invita gli astanti a ballare sulle note di qualsiasi cosa.Personaggi tipici: la nonna che balla col nipotino,i genitori orgogliosi che fanno sgambettare forzatamente bimbi che a malapena si reggono in verticale,le coppie stagionate che non azzeccano un solo passo ma sono presi dalla passione e si lanciano in danze spericolate.
Tutto ciò,è ovvio,in favore di telecamera,che non è solo quella di Raiuno ma anche quella del parente che gira il filmino e la cui voce si sente sempre in sottofondo mentre dice “fai vedere come balli!” oppure “ fai ciao ciao”.
-i riti finali, che sono taglio della torta,lancio del bouquet ma soprattutto consegna della bomboniera.Questa parte è molto interessante,perché gli sposi riescono a scegliere come bomboniere degli oggetti talmente obbrobriosi da essere belli.Cornucopie laccate in smalto,fermacarte in stile barocco tutti ricci e arzigogoli,patacche dorate varie.
-il saluto a “Michele”, (che poi sarebbe Cucuzza,il quale,giustamente mentre andava in onda il servizio leggeva tranquillamente la sua copia di Vogue),con tanto di torta decorata con la scritta “W La Vita in Diretta”,gli sposi col coltello in mano,in mezzo a loro l’inviata e intorno al tavolo tutti i parenti che gridano “ciao Michele!”.
Peccato che ormai non facciano vedere più tanto spesso spettacoli di questo genere,per chi non li ha visti mai soprattutto,perché,credetemi,ne vale davvero la pena.