...and may all your Christmases be white.







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).
.Ragazzo,guarda,ti consiglio di non abbassare quell'orlo.NON FARLO!E tu,ragazza,girati di colpo,fà qualcosa,ma non farti sgamare così.
Troppo tardi.
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QUIAdesso farò un immane sforzo di memoria,ma vale la pena di ricordare le storpiature che facevo da bambina delle canzoni straniere prima di conoscere l’inglese oppure prima di pensare che,se non conosco la lingua,è meglio che mi stia zitta invece di inventare parole a casaccio (cosa che io odio profondamente,non so se vi sia mai capitato di assistere a spettacoli pietosi di pubblico di trasmissioni televisive che,ospite un qualche cantante XY finge di conoscere le canzoni di questo e canta insieme a lui tirando fuori dalla bocca suoni improbabili.Non dico cosa ci ficcherei in quella cavità orale,pur di farla tacere per sempre).
Lo spunto me lo ha offerto un post di Unachelasalunga dedicato alla Macarena(leballedelledonne.splinder.com/post/10250366/Ora+vi+sfido...):nei commenti il discorso è poi scivolato sulla Lambada e Una ha offerto un’ottima versione del sensualissimo ballo brasiliano (?) che andava di moda nei primissimi anni novanta,se non proprio alla fine degli Ottanta (quel che è certo è che lo ballavo all’asilo,che io ho terminato nel 1991).
Anche io avevo la mia versione:
aua niu dimenscion pesciorida pesciorààààààà
(in realtà leggo in rete che ci sono controversie in merito al testo di questa canzone,quindi nulla esclude che una di noi due potrebbe aver ragione)
Quando volevamo fare gli splendidi,cantavamo “tanti auguri a te” in inglese.Pessima scelta editoriale almeno da parte mia,che in luogo di “happy birthday to you” mi esprimevo impudicamente con un imbarazzante “eppipoldi tu iù” (rifacendomi probabilmente a Poldo,l’amico mangiapanini di Braccio di Ferro).
Alcuni fenomeni di mis-comprensione hanno avuto ampia diffusione:parlando con molte persone ho riscontrato che anche per loro i tre piccoli figli di Papà Castoro si chiamano "Calì,Grignot (e questo nome è rimasto per sempre sconosciuto ai più)e Besciamelle" (che invece era Benjamin).
Sulla sigla di Fiocchi di cotone per Jeanie avevo problemi solo io,credo,e ci ho messo anni e anni a capire che non diceva "fiocchi di cotone,avesse in pieno strada del pensiero che..."ma "fiocchi di cotone,ghiaia del sentiero,strada del pensiero che..."
Oppure quando Cristina D'Avena cantava "che tipetto D'Artagnan" per me era inequivocabilmente "che difetto, D'Artagnan"
Ero già grandicella quando venne fuori Lemon Tree,ma a mia discolpa c’è il fatto che alle elementari avevo fatto solo francese.Lemon Tree è un successo dell’estate a cavallo tra la mia quinta elementare e la mia prima media.Quindi,sono giustificata se ho fatto diventare “I wonder how,I wonder why yesterday you told me about the blue blue sky and all that I can see is just a yellow lemon tree” :
auone au auone suà yessedei cioni ba de blublu scà enoollderà chen sì is a yellow lemon tree.
Purtroppo ho dei problemi a ricordare,perché,oggi conoscendo i testi esatti mi vengono spontanei quelli e faccio fatica a ricostruire gli scempi.
Perciò,ad esempio,posso ricordare benissimo che Jingle Bells diventava Jingonbell ,ma ho rimosso completamente i particolari.
In compenso sono ancora vividi quelli di una disputa,ancora irrisolta,nata con mio fratello in merito alle parole della canzone della Kimbo,quando la Kimbo era sponsorizzata da Pippo Baudo e c’erano delle ballerine che servivano il caffè agitando il culo a ritmo di musica.
Sull’inizio: Kimbo patesmonia siamo d’accordo entrambi.Ma poi lui interviene con lu gustu d’u cafè e io con tu me dà un cafè.
Ogni tanto discutiamo ancora di questa cosa,ma non troviamo un accordo.
Stesso dicasi per la vecchia pubblicità della Matiz con un verso probabilmente tratto da qualche famosa opera,ma sconosciuto a me e a un mio amico con il quale ciò che forse è un semplice “à Paris”,è diventato,nelle nostre elucubrazioni: “Sapparì!” “Guapparia!” “Uè,Marì!” e persino “Zoccola vecchia” .


Ieri sera,per la serie “Il grande cinema italiano” presentato purtroppo da Cicciobaffo,davano,su Rete4,il film “Il delitto Matteotti” (1973) che non avevo mai visto e che non ho pouto neanche terminare di vedere dato l’orario improponibile (è cominciato a mezzanotte).
La riflessione che ne è scaturita sull’orribile omicidio del deputato italiano (episodio che da solo basterebbe a giustificare quello che successe a piazzale Loreto vent’anni dopo e per il quale qualche benpensante ancora si indigna) mi ha portata direttamente a pensare a un articolo letto il giorno stesso nelle pagine sportive del “Corriere della sera”.
Era un commento di Paolo Valentino che esordiva con una piacevolissima quanto ahimè vera citazione di ispirazione manzoniana: “l’idiozia se uno ce l’ha,non se la può togliere”.
L’idiozia in questo caso appartiene a (perdonate il turpiloquio che segue) quella grandissima testa di cazzo di Paolo Di Canio,che ha avuto il coraggio di dire alla stampa tedesca,dandosi arie da gran intellettuale di sta minchia che le leggi razziali non esistono più,la dittatura non esiste più,Senna non corre più (ah,no,quello è Cremonini…) perciò la destra radicale potrà pur avere la possibilità di esprimersi democraticamente?Invece no, a lui “gli rompono le palle”,eppure,povero è solo “fascista,non razzista”.Ma vaffanculo.
Resto francamente sconcertata quando sento gente che si preoccupa dell’invasione “comunista” (inesistente) senza prestare attenzione a questi casi,isolati ma non troppo,di rigurgiti fascistoidi.
Un Paese senza memoria storica non è un Paese civile.
Mi viene da pensare,anzi,credo fermamente,che gli Italiani di memoria storica ne abbiano pochissima.
Per carità,conosciamo tutti quanti bene gli orrori dei regimi comunisti,ma,che io sappia,qui non ne abbiamo mai vissuti.
Eppure ci si spaventa di più il fantasma di un comunismo che non c’è rispetto ai nostalgici di una dittatura violenta,o reduci da un passato che li ha visti fedeli al duce oppure scarti di una sottocultura che proviene specialmente da ambienti poco sani e intellettualmente vuoti come quelli dell’estrema tifoseria sportiva.
Eleggere in Parlamento una mestierante della politica che di cognome fa Mussolini,andare in pellegrinaggio a Predappio,sventolare orgogliosamente croci celtiche,alzare il braccio per fare il saluto romano,farsi dettare le idee politiche da un giocatore di calcio fallocefalo (e per di più anche scarso e scorretto),sono tutti segni di un Paese malato.
Malato di amnesia,malato di vuoto culturale,di mancanza di valori e di ignoranza.
Io posso ammettere di tutto,ma NON il fascismo,che mi ripugna,mi fa schifo,mi indigna,mi spaventa.
In questo campo sono completamente intollerante,non accetto giustificazioni per chi si dice,oggi,fascista.
L’unica giustificazione che posso accettare è che,poverino,non è colpa sua SE E’ IMBECILLE
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Quando nel 2000 David Trezeguet fu acquistato dalla mia Juve,iniziò per me il suo percorso di espiazione per quel maledettissimo golden gol che fece perdere all’Italia gli Europei di Belgiolanda,già praticamente vinti e persi a causa sua e di quella cavolo di rete della disperazione (e di culo!) segnata da Wiltord a un centesimo di secondo dal tiplo fischio (a nulla valse il rito apotropaico che misi in atto nell’occasione,cioè quello di bere litri di acqua Uliveto in quanto acqua della Nazionale,poi diventata appannaggio del solo Del Piero).
Il peccato si è definitivamente estinto con il rigore sbagliato alla finale mondiale di Berlino,che ci ha consegnato la coppa senza molti complimenti.
La dura legge del contrappasso.
Dio fa e poi disfa.
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Bisogna saper perdere,non sempre si può vincere.
Chi la fa,l’aspetti.
E via dicendo…
Ma adesso,con le ultime dichiarazioni dell’attaccante franco-argentino,potrei persino dimenticare completamente l’episodio di Rotterdam e volare a Torino a fargli pat-pat sulla spalla per conoslarlo del penalty sbagliato che ancora gli brucia e ancora mi fa gongolare.

E’ stato infatti uno dei pochi che ha detto le cose pane al pane e vino al vino:il senso delle sue parole era,sostanzialmente: “Ibrahimovic e Vieira andate affanculo!”.
Passi per Zambrotta e Cannavaro ( sempre dei traditori sono,ma almeno hanno avuto il buon gusto di andarsene all’estero a evitare la serie B),ma i veri Giuda Iscariota sono quei due,passati direttamente nelle mani del nemico, tutti tronfi di dichiarazioni d’orgoglio di appartenere oggi all’Inter (ma quando mai…fino a tre mesi prima non avrebbero mai nemmeno pensato di poter passare in quella squadra di sfigati cronici) e che,scucito lo scudetto da una maglia,se lo sono ritrovati su quella di un altro colore,per la serie “l’attaccamento alla squadra,questo sconosciuto” e “i marinai non abbandonano MAI la barca che affonda”.
In realtà l’allontanamento di Vieira mi era persino sfuggito,nemmeno me lo ricordavo,quello che mi ha bruciato di più è stato l’abbandono di quello stronzo di Ibra.
Vabbè,pazienza,quando vorranno tornare alla Juve e noi non li vorremo più,rimpiangeranno la loro scelta,dal basso del terzo posto in classifica dal quale ci guarderanno dall’anno prossimo in poi per almeno altri 18 anni.Tiè
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Credo che esista in tutti noi una predisposizione a essere negati completamente e irrimediabilmente per qualcosa.
Parlo per me:
-i giochi di carte,capisco a malapena le regole della scopa,e giusto per spiegare a cosa mi riferisca quando dico “a malapena” basti sapere che non mi ricordo mai quando si fa scopa,e se non me lo fanno presente gli avversari,campa cavallo…
Tutto il resto per me è assolutamente off-limits,il problema non è grave se non sotto le feste natalizie quando tutti si riuniscono al tavolo verde e io rimango a guardare con gli occhi colmi di tristezza tipo quelli di Bambi quando gli accoppano la mamma
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La particolarità è che io ho fatto,nella mia vita,almeno una partita di un sacco di giochi,inutile dire che dimentico le regole appena le carte ritornano nella loro scatolina e,ancor più spesso,durante la partita stessa.
-il parcheggio,a meno che non disponga di uno spazio pari al triplo della dimensione della macchina (una piccola Ka dalle modeste pretese).
Quando sono in vena di tentativi e mi ingegno per sistemare l’auto in aree anguste,il tutto si conclude sempre e inevitabilmente in un flop colossale
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Il procedimento è più meno questo:retromarcia,sterzata completa,rilascio della frizione,ritorno della vettura esattamente nella posizione di partenza,dosaggio del freno,rilascio del freno e macchina che scivola attirata dalla gravità lungo la discesa se non spingo nuovamente il freno,inevitabile accelerata con freno inserito,scoperta di avere ancora il freno a mano parzialmente tirato,abbassamento del freno a mano,qualche parolaccia
e partenza alla ricerca di un posto accessibile agli ipodotati come me,solitamente a centinaia di metri dal luogo in cui devo andare.
-il minimo comune multiplo e il massimo comun divisore,non li capisco proprio.
Sarebbe più corretto dire che non capisco nulla di matematica e fisica (in chimica mi arrangiavo),ma il vero scoglio insormontabile,il vero osso duro sono appunto m.c.m e M.C.D,a me completamente oscuri nonostante mi siano stati spiegati da chiunque,in mille modi e in ogni lingua a oggi conosciuta.Fatica inutile,potrebbe anche scendere Cristo sulla Terra con foglio,matita e pazienza per cercare di illustrarmi COSA sono,A CHE servono e COME si ricavano,entrerebbero nel mio cervellino e uscirebbero dall’altra parte attraversando l’apposita area opportunamente forata che nella mia testa è riservata alle materie scientifiche e che solo occasionalmente e casualmente riesce a trattenere qualche banale informazione tipo la tabellina del 2 e le moltiplicazioni a una cifra
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-lo sport,intendo dire quello praticato.Eccetto un mese di pseudo-nuoto (cioè entro in acqua,mi trascino per inerzia galleggiando per qualche metro ed esco dall’acqua,l’unico stile che mi si confà è il dorso,vado velocissima ma poi arrivo stanchissima e ritorno a riva-per la verità,andando sugli scogli,non mi sobbarco nemmeno la fatica di arrivare al largo a nuoto,visto che al largo ci sono già-facendo il morto o a rana,o meglio sarebbe a bradipo,vista la lentezza che mi caratterizza) e una settimana di pseudo-sci all’anno,tutto il resto è assolutamente vietato
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No palestra,no piscina,no sala da ballo,rien de rien.
Ho fatto nella mia vita una settimana di danza,che ho abbandonato scoraggiata senza neanche il tempo di abituarmi alle scarpine e qualche mese di pallavolo,ma giusto per ingraziarmi,alle medie,il prof di educazione fisica che gestiva una palestra e a scuola mi detestava chiamandomi alternativamente “la fastidiosa” e “la stancona”.
Alle superiori facevo orgogliosamente parte del gruppo dei “nati stanchi”,che a ogni lezione di ginnastica si rintanava ovunque fuorchè in palestra a fare qualsiasi cosa fuorchè attività fisica.
La tuta però la mettevo sempre,a differenza di buona parte dei restanti “nati stanchi”,perché c’era sempre la possibilità che la nostra prof (una personalità doppia) venisse a scuola arrabbiata e intenzionata per quel giorno a lavorare (non vi dico la mia sofferenza in quelle occasioni).
) per mettermi a leggere quegli articoli.
Ma quanto è più avanti di loro mia nonna,classe 1914,cattolica praticante e ferrei valori cristiani,con la quale ho avuto il seguente dialogo in occasione delle nozze di Elton John con il compagno storico David Furnish?
Io:Hai visto,nonna,si sposa Elton John.
Nonna:E chi è? (e,fra sè e sè:STI CAZZI!
)
Io:Un cantante inglese.
Nonna:Ah…embè?
Io:Si sposa con un uomo.
Nonna:Ah sì?E allora?
Io:A te non sembra strano?No,perché ci sono molte persone che lo criticano e non vogliono che lui sposi uno del suo stesso sesso.
Nonna:Davvero?Ma quelle persone non possono farsi i fatti loro,invece di guardare ciò che fa quello?
